|

Ieri il gruppo teatrale "Acta Est Fabula" ha presentato lo spettacolo "Omaggio a Peppino - tributo ad un grande attore napoletano". Il gruppo teatrale anagnino non è nuovo a queste iniziative, che rappresentano una parte significativa del repertorio classico, ma la ricorrenza del trentesimo anniversario della scomparsa del celebre attore (ricorso il 26 gennaio), ha reso speciale l'occasione.
Con la regia di Emilio Cacciatori e la grande versatilità degli artisti abbiamo avuto dunque il piacere di assistere a uno spettacolo ricco sia dal punto di vista della interpretazione che dal punto di vista della simpatia.
Lo spettacolo è stato strutturato in due rappresentazioni, ciascuna di un solo atto, scritte da Peppino De Filippo negli anni Trenta.
Nella prima parte è stato proposto "Don Rafele 'o trumbone", la storia dell'artista (interpretato da Emilio Cacciatori) combattuto tra l'amore per la sua arte e la sventura per non riuscire a trovare un lavoro all'altezza delle sue aspirazioni musicali; rifiuta, però, con caparbietà tutte le proposte di lavoro che gli vengono offerte. La fame incombe e la moglie e la figlia (Gianna Vari e Viviana Cacciatori) protestano contro la sua ostinazione a non accettare le opportunità di risollevarsi. Alla Federazione non c'è lavoro da due anni, il socio in affari Nicola Belfiore (Franco Stazi) si rifiuta di proseguire i rapporti di lavoro anche a causa della sfortuna che sembra accompagnare il suo nome: l'ultima buona occasione della loro carriera, l'accompagnamento musicale di un matrimonio, si è conclusa malamente con la morte dello sposo poco prima della cerimonia. E sembra che il lutto sia dovuto proprio all'essere venuto a conoscenza della presenza di Raffaele Chianese! L'ingresso trionfante del compare Giovanni (Iacopo Scascitelli) sembra risollevare le sorti: ha ottenuto per lui un impiego come vigilante in un lanificio e lo aspettano tante agevolazioni nonché un lauto anticipo. Don Raffaele s'ingegna e progetta di correre a prendere il suo anticipo e abbandonare il lavoro subito dopo. Che badi bene, è la sua ultima occasione - avverte Giovanni prima di uscire. Ma l'ingresso altezzoso di una dama accompagnata da un giovane nella sua casa-negozio di musica lo dissuade anche da questo progetto. La donna, Fioretti, infatti è una concertista (variante sulla farsa originale, che voleva che Fioretti fosse compositore e fosse un uomo) e cerca una collaborazione con Don Raffaele. Ha bisogno che lui lo segua in giro per il mondo a presentare le sue opere.

Per qualsiasi necessità di mantenimento o pratica burocratica provvederà il segretario Gargiulo, al suo seguito.
Una occasione eccezionale, ecco il riconoscimento della sua bravura, Don Chianese non può rifiutare, specie a fronte di un'offerta di ben 50.000 lire in contanti!
Amalia e Raffaele svengono dall'emozione; mai avevano visto quei soldi tutti insieme. La gran dama e il suo segretario lasciano la casa in festa mentre i Chianese si preparano a nascondere la loro piccola fortuna. Ora anche il rifiuto a Giovanni sembra legittimo, anche se il compare, all'oscuro di tutto, si vede trattato a pesci in faccia e stabilisce che mai più si dedicherà a risolvere i suoi guai. Tuttavia poco dopo si ripresenta Gargiulo (Stefano Sansoni), il segretario di Fioretti, sfila i soldi dalle mani di Chianese e rivela che Fioretti, discendente di una nobile famiglia si crede concertista e lui è in realtà il suo infermiere che l'assiste e per evitare che sperperi il suo denaro. Pazienza, bisogna compatire. Così i Chianese restano ancora una volta con un palmo di naso mentre alla figliola Lisa non resta che accettare la corte del suo insopportabile spasimante per mettere qualcosa sotto i denti. Un saluto beffardo della nobile pseudo-artista, proveniente da fuori scena, chiude il primo atto.
La seconda proposta è stata "La miseria bella". Con una piacevole mimica e diverse trovate originali Emilio Cacciatori e Iacopo Scascitelli inscenano la disperata situazione di due artisti, un pittore e uno scultore, che lamentano la fame e ricordano tempi migliori. Neppure l'acqua è sufficiente a placare i morsi della fame, tanto più che hanno appena le forze per starsene seduti nella loro povera bottega, sperando che nessuno dei loro conoscenti bussi alla loro porta se non per portare aiuto. E a struggerli ulteriormente sono le golose citazioni gastronomiche della portiera (Gianna Vari), quasi più insidiose della notizia che l'amministratore pretende il pagamento dell'affitto. Finalmente giunge un nobile cliente a proporre un lavoro: la realizzazione di una statuetta in memoria della fidanzata defunta. Tuttavia ogni volta che la nomina si piega a metà per il mal di stomaco deve compensare assumendo un gustoso pasto che porta con se, nella preziosa valigia. I due poveri artisti cercano di cogliere con ingordigia ogni occasione per mettere qualcosa sotto i denti, fossero pure briciole. Una volta sfamato, il nobile torna a chiedere la realizzazione della statuetta, ma al momento di fornire l'anticipo il nobile ammette di non avere denaro con sé e viene liquidato. Gli improperi contro lo sfacciato riccone, che mangia di fronte a chi ha fame, si interrompono alla visita della signorina Giulia (Serena Sansoni), da cui lo scultore è affascinato. La ragazza vorrebbe che l'artista realizzasse un bozzetto di cui farebbe la modella, ma lui continua a rifiutare. Dopo tante insistenze lo scultore deve ammettere di essere troppo povero per permettersi anche solo il materiale. La ragazza va via indispettita e dimentica una scatola di cioccolatini. Una splendida occasione per sfamarsi. Ma nasconde l'ennesima burla del destino. La portiera infatti torna a cercare i cioccolatini, che naturalmente i due poverelli nascondono di aver mangiato. E' importante riaverli indietro perché contengono un potente lassativo...

Dunque ancora una volta "Acta Est Fabula" ci ha regalato un pomeriggio piacevole e un'esperienza culturale significativa, che inaugura la stagione teatrale 2010 di Hernica Saxa, la Cooperativa Culturale anagnina che puntualmente ospita eventi e talenti cittadini.
|